Volo in generale

Paura di volare: corso per vincere la paura di volare

La paura dell’aereo si può superare
Per tutti coloro che vivono con ansia l’esperienza del volo, Alitalia ha istituito il programma 'Voglia di Volare'.
Dal 1997 migliaia di persone hanno avuto modo di parlare a bordo e a terra delle proprie paure, di conoscere l'aereo e gli equipaggi, di familiarizzare con gli aspetti tecnici e psicologici meno conosciuti. 
Oltre il 90% dei partecipanti al corso oggi vola con regolarità e con il sorriso sulle labbra. 
E in più, per gli studenti applichiamo uno sconto del 20% sul costo complessivo del corso.  
(in allegato il modulo per la richiesta di partecipazione al corso).

Calendario degli incontri per il 2010:

Mese

Milano

Roma

Maggio

8/9

22/23

Giugno

5/6

19/20

Luglio

3/4

17/18

Settembre

-

25/26

Ottobre

9/10

23/24

Novembre

20/21

6/7

Dicembre

11/12

-

Corsi individuali
E' possibile prendere parte a corsi individuali, indicati a tutti coloro che desiderano un programma più mirato, modulato quanto più possibile su tempi ed esigenze personali.

Iscrizioni e contatti
Per richiedere ulteriori informazioni ed iscriverti al corso, puoi contattare:

Dott.ssa Ilaria Petrini

Tel.: +39 0665632782
Fax: + 39 0665633396
e-mail:
petrini.ilaria@alitalia.it

oppure:
Dott.ssa Silvia Stranieri
Tel.:  +39 0665638261
Fax: +39 06.6563.3396
e-mail:
stranieri.silvia@alitalia.it

oppure:
Stefania Viggiano
Tel.: +39 066563.8268
Fax: +39 066563.3396
e-mail:
viggiano.stefania@alitalia.it   
 
Per confermare la tua iscrizione, compila ed invia via fax il
modulo di adesione, sarai subito ricontattato dalla struttura del corso.
Consulta il
programma del corso e le modalità di pagamento.

Per informazioni stampa contatta:
Valentina Mangone - Relazioni con i media
Tel.: +39 0665622635
e-mail: mangone.valentina@alitalia.it

Paura di volare: consigli di viaggio

Paura di volare: consigli di viaggio

Dopo aver parlato la scorsa settimana delle cause della paura di volare (aerofobia), concentriamoci ora sui rimedi, in questa parte conclusiva dell’intervista a Luca Evangelisti (nella foto a sinistra, la copertina del suo libro “Mai più paura di volare”, uscito nel 2008 per Kowalski-Feltrinelli).

Nella precedente chiacchierata, hai spiegato come la paura di volare (aerofobia) abbia cause profonde. Come si possono identificare ed eliminare?
Una volta scoperto che “il re è nudo” e che la paura di volare, in realtà, sta soltanto “dando ospitalità” a tensioni relative ad altri ambiti della nostra vita, molto spesso il passo che ci permette di risolvere il problema è veloce, le cose vengono messe nuovamente nelle giuste scatole, con le corrette etichette, e l’aerofobia si sgonfia velocemente per lasciare il passo a voli progressivamente sempre più sereni. Non è necessario fare un lavoro in profondità, ma “un’occhiata” alla stanza dei bottoni della nostra mente è imprescindibile se si vuole allontanare per sempre l’idea che la paura di volare possa essere legata a variabili lontane dal nostro modo di interpretare la vita e le vicende nelle quali siamo coinvolti. L’aerofobia non ha nulla a che vedere con quello che succede dentro l’aereo o intorno ad esso (meteo/manutenzione/controllo del traffico aereo, ecc.), lo spettacolo si svolge interamente all’interno della nostra mente ed è da lì che dobbiamo partire per sciogliere i nodi che non ci permettono di apprezzare le emozioni che soltanto il volo può darci.

Ci sono delle azioni che le persone compiono spontaneamente per gestire l'aerofobia e che possono essere controproducenti e quindi da evitare?
Questo è un aspetto delicato e che merita di essere approfondito in modo particolare. Accade molto spesso che chi soffre di un disagio di carattere psicologico tenti spontaneamente di mettere in atto strategie e soluzioni che, nelle intenzioni dell’individuo, possano contribuire ad attenuare il problema. E’ altrettanto frequente, tuttavia, direi quasi matematico, che le soluzioni messe in atto finiscano per rendere la situazione ancora più complessa. Questo perché le strategie sperimentate sono le medesime che hanno creato il problema. L’aerofobia, purtroppo, non sfugge a queste prassi e, in molti casi, il mio compito diventa più arduo proprio a causa dell’accentuarsi delle problematiche, provocato dalle tentate soluzioni non andate a buon fine.
Faccio un esempio: abbiamo già detto che, chi ha una spiccata tendenza al controllo (di se stesso, degli altri e delle situazioni che lo vedono attore della propria vita) non trova nell’aereo il proprio ambiente ideale, a causa delle peculiarità di questo mezzo di trasporto che ne impediscono qualsiasi tipo di gestione; all’interno dell’aeromobile è necessario affidarsi, rilassarsi e “lasciare i comandi” a persone che ne sanno molto più di noi, che hanno studiato una vita per pilotare e che, continuamente, provano e riprovano nei simulatori di volo qualsiasi tipo di evenienza che può occorrere in un volo. I passeggeri “controllori” (che io chiamo nel mio libro “caratteri azzurri”), per cercare di risolvere il problema, invece di tentare strade alternative al controllo, lo intensificano: studiano i manuali di aeronautica, conoscono a menadito gli inconvenienti per ciascun tipo di aeromobile, sono informatissimi sugli standard qualitativi delle varie Compagnie aeree, consultano decine e decine di siti meteo prima di partire per verificare le condizioni atmosferiche che troveranno lungo la rotta e negli aeroporti di provenienza e destinazione. Una volta all’interno dell’aeromobile, monitorano continuamente i visi degli assistenti di volo alla ricerca di un’espressione poco rassicurante che, a loro dire, possa essere foriera di chissà quali inconvenienti, ascoltano ininterrottamente i vari rumori che un aereo produce (motori, flap, slat, sistemi di comunicazione a bordo), si concentrano sugli altri passeggeri per cercare di individuare anomalie che a loro sono sfuggite. In sintesi, il loro radar è acceso e al massimo dell’attenzione: prima, durante e dopo il volo. Questo tipo di atteggiamento, li aiuta (solo in piccola parte, in realtà) a gestire meglio alcuni momenti del volo che stanno effettuando ma ha lo svantaggio decisivo che cristallizza e rischia di cronicizzare il problema dell’aerofobia, consolidando ulteriormente la strategia di controllo che ha provocato la fobia.
In questi casi, naturalmente, è istintivo tentare soluzioni e farlo utilizzando le risorse che si possiedono, ma sperimentare percorsi alternativi accresce la flessibilità complessiva del sistema, aggiungendo chance alla possibilità di sciogliere l’aerofobia. C’è un detto indiano che recita: “se si sta sognando di essere rincorsi da una tigre che ci vuole sbranare, non ha molto senso correre più veloci perché la tigre, prima o poi, ci raggiungerà”. L’unica soluzione è salire di livello logico rispetto al problema e... svegliarsi!

Dunque, conoscere meglio le caratteristiche del mondo aeronautico (velivoli, procedure, ...) non è utile per un passeggero aerofobico?
Certo che lo è. Le informazioni sono un patrimonio importante perché permettono di interpretare meglio alcuni fenomeni che, se malintesi, contribuirebbero indubbiamente ad accrescere il livello di ansia. Sapere, ad esempio, che sentire un rumore sordo sotto la pancia dell’aereo, prima di un atterraggio, è un fenomeno del tutto naturale, prodotto dal portellone del carrello che si apre, sicuramente stempera la tensione e l’angoscia che si produrrebbe interpretando in maniera non corretta tale evento ed immaginando chissà quale tipo di scenario.
Ma è importante che le informazioni vengano inserite all’interno di una corretta cornice interpretativa e siano utilizzate come strumenti importanti non misconoscendo, tuttavia, che la natura della paura di volare è provocata “solo” dal nostro carattere ansioso. Esistono varie risorse su internet che permettono di apprendere le corrette informazioni sul mondo aeronautico; ad esempio, nel sito
www.ilvolo.it le informazioni erogate sono utilizzate all’interno di corrette cornici, attribuendo loro un valore strumentale finalizzato a risolvere un disagio che è di carattere  squisitamente psicologico (“La paura di volare è nella testa…non sull’aereo”). Nel forum del sito, esiste anche una specifica sezione dedicata alla paura di volare per cui, accanto agli aspetti di carattere tecnologico-aeronautico, è possibile provare ad approfondire la visita… nella propria “stanza dei bottoni”. 

Per alcuni, l'ansia può aver inizio parecchi giorni o settimane prima del volo. Cosa suggerisci a questi passeggeri?
Questo tipo di fenomeno può insorgere addirittura parecchi mesi prima ed è conosciuto come “ansia anticipatoria”. E’ un fenomeno che riguarda gran parte dei disturbi d’ansia ed è stato ben approfondito e studiato. Per quanto attiene alla paura di volare, programmare un volo in agenzia di viaggio, anche parecchi mesi prima, può provocare vere e proprie crisi di ansia e attacchi di panico. Questo perché la nostra mente ha la capacità straordinaria – ma in questo caso nefasta – di anticipare in maniera molto realistica e vivida ogni evento che sia connotato da emozioni significative. Se compro un biglietto aereo, pur con mesi di anticipo, l’idea del volo e di me all’interno dell’aeromobile è presente in quel momento, pertanto tutte le sensazioni che potrei provare vengono “pregustate” in quello stesso momento dando luogo ai fenomeni citati in presenza (tensione, ansia, panico). Purtroppo, con l’ansia anticipatoria è come se l’aerofobia facesse un salto di qualità (in negativo naturalmente) perché l’ansia del volo e la paura di star male occupano sempre più spazio all’interno della nostra mente, assorbendo sempre più energie. Il pensiero è costantemente focalizzato sul problema e non si riesce a distrarsi, pur cercando di farlo in tutti i modi. Se si va in vacanza, invece di godersi le giornate di sole e di mare, la mente continua a fissarsi sui pensieri del ritorno e sembra non si riesca ad uscirne.
Recenti studi che hanno utilizzato lo strumento della Risonanza Magnetica Funzionale – che visualizza le aree cerebrali  attivate in risposta a specifici stimoli – hanno evidenziato come, nell’ansia anticipatoria, le aree del cervello stimolate siano maggiormente legate ai centri del dolore che a quelle dell’ansia; insomma, aspettare un evento ansioso sembrerebbe provocare un vero e proprio dolore.  Questo fenomeno si verifica perché si attribuisce un connotato di minaccia e di pericolo all’evento che sta per accadere. Se immagino che sto per fare una cosa molto rischiosa, sarà inevitabile provare ansia anticipatoria. Naturalmente, una contrazione dei tempi di attesa del volo dara' risultati positivi perché, di fatto, si diminuiscono le aree di “pre-volo” liberando la nostra mente da pesanti fardelli.  Tuttavia, la soluzione definitiva del problema non può non far riferimento al fatto che, una volta ristabilita la corretta interpretazione della paura di volare come dipendente dal nostro modo di interpretare il viaggio in aereo e non come una “mission impossibile” realmente rischiosa, l’ansia anticipatoria è destinata a dissolversi in un batter d’occhio...

Per altri passeggeri, l'ansia inizia avvicinandosi all'aeroporto o nello svolgere le operazioni di check-in ed imbarco. Ci sono suggerimenti specifici per queste evenienze?
Una piccola tensione nell’imminenza di un viaggio è del tutto fisiologica ed è opportuno non scambiarla sistematicamente per paura di volare. E’ naturale avvertire eccitazione, una certa apprensione per il timore di aver messo tutto il necessario nella valigia o per non riuscire ad arrivare in aeroporto con sufficiente anticipo da poter effettuare tutte le dovute operazioni che sono necessarie per l’imbarco. Se invece siamo ragionevolmente certi che la nostra attivazione psico-fisiologica sia riconducibile all’aerofobia, è possibile attenuare l’ansia gironzolando all’interno dell’aeroporto, facendo shopping, familiarizzando con un ambiente che non percepiamo come del tutto confortevole. Anche un piccolo spuntino, avendo l’accortezza di non assumere sostanze stimolanti (caffeina, teina, eccetera) può contribuire a farci stare meglio. Un esercizio che spesso faccio svolgere allo scalo a chi ha paura di volare è quello di camminare all’indietro; capisco che possa, a prima vista, sembrare una soluzione naive ma, ogni atto non automatico e che richiede una certa concentrazione, ruba energie al sistema, energie che sarebbero, altrimenti, convogliate dalla paura, con il risultato di rafforzarla ulteriormente. Dopo qualche minuto di camminata all’indietro, provare per credere, l’ansia scenderà.  Al momento dell’imbarco suggerisco di parlare con l’assistente di volo che ci riceve all’interno dell’aereo per dire che abbiamo paura di volare. Gli assistenti di volo affrontano questo tipo di situazioni in ogni viaggio, hanno molta esperienza e sanno cosa fare per alleviare l’ansia. Sicuramente saranno in grado di darci una mano.

Una volta seduti sull'aereo, quali i consigli per evitare che gli eventi che accadono durante il viaggio (accelerazioni, rumori, variazioni di potenza, turbolenze,...) inneschino ansia?
I fenomeni che hai citato sono eventi del tutto normali e fisiologici all’interno di qualsiasi volo. Ed è proprio questa la chiave di volta che deve guidare il cambiamento di atteggiamento di chi vive con disagio l’aereo: disattivare il radar che costantemente ruota su se stesso alla ricerca di “fenomeni anomali” allo scopo di controllare e prevenire possibili effetti negativi. Dunque ogni tipo di attività che riesce a distrarre energia dal sistema-mente è sicuramente indicata e, al contrario, qualsiasi prassi che enfatizzi la tendenza al controllo va abbandonata immediatamente. Nel mio libro, elenco una consistente serie di piccoli consigli e suggerimenti che, nel loro complesso, possono far cambiare in maniera significativa la qualità emotiva del nostro volo. La scelta del posto, ad esempio, ha la sua importanza per un aerofobo e non tutti sanno che gran parte delle Compagnie Aeree permettono di effettuare il check-in on line osservando la mappa dell’aereo e scegliendo la collocazione che si ritiene più adatta per le proprie esigenze. Questo ci evita di dover arrivare in aeroporto ed aspettare fino all’ultimo minuto per sapere dove saremo seduti.  E’ consigliabile, inoltre, familiarizzare all’interno dell’aereo con gli spazi nei quali saremo coinvolti durante il volo, soprattutto su tratte di medio e lungo raggio. Scambiare due chiacchiere con gli assistenti di volo è un’attività che contribuisce a stemperare la tensione perché riconsegna al “mondo aereo” le sue caratteristiche di consuetudine e normalità. Gran parte degli aerei più moderni, inoltre, hanno sistemi di intrattenimento di bordo individuali che consentono di guardare film, ascoltare musica, giocare a videogiochi; anche questo è un modo per togliere energia all’ansia.
E’ necessario evitare, invece, di focalizzare costantemente l’attenzione sui monitor di bordo che forniscono indicazioni sui minuti e chilometri che mancano alla fine del volo perché, fatalmente, questo tipo di meccanismo finisce per dilatare a dismisura l’attesa per l’arrivo, amplificando le fastidiose sensazioni che, invece, cerchiamo di ridurre.  Infine, ricordo che non sono mai accaduti imprevisti dovuti a “disattenzione del passeggero”; i piloti sanno quel che fanno ed hanno tutte le informazioni necessarie per portarci in estrema sicurezza dal punto A al punto B. E l’aereo, in definitiva, se riusciamo a liberarlo da tutte le angosce che produciamo a causa del nostro carattere ansioso (diceva Socrate che “l’uomo ansioso non fa che sentire fruscii ovunque”) è semplicemente e soltanto questo: il mezzo più sicuro in grado di trasportarci dal punto A al punto B.   

(documento video sulla paura di volare http://www.youtube.com/watch?v=DnX5Pa9Zsk8)

Paura di volare (Luca Evangelisti)

Mai più paura di volare: intervista a Luca Evangelisti

 

 E' in dirittura di arrivo nelle librerie il primo libro di Luca Evangelisti: “Mai più paura di volare”, interamente incentrato sull'analisi dell'aerofobia, la paura di volare, e che offre consigli pratici per smettere di aver paura di salire su un aereo e vivere serenamente l'esperienza del volo. Il libro, edito da Kowalski-Feltrinelli, sarà in libreria il 28 maggio, ha avuto una tiratura iniziale di diecimila copie ed è già andato esaurito nelle ordinazioni, tanto da lasciar immaginare che sarà necessaria una nuova ristampa. Un traguardo degno dei migliori best seller. IlVolo.it propone in anteprima nazionale una presentazione del libro e una chiacchierata con Luca, che all'interno del nostro forum gestisce un area dedicata a chi ha paura di volare.

Luca Evangelisti da sempre si occupa del trattamento dei disturbi d'ansia e, nello specifico, da numerosi anni riveste l’incarico di Responsabile del corso “Voglia di Volare” di Alitalia, trattando sul campo numerosissime persone che soffrono di aerofobia e ottenendo ottimi risultati. Il libro, figlio di questa esperienza consolidata nel tempo e nella pratica, offre al lettore sia una cornice di riferimento del problema scientifica ma esposta in maniera assolutamente comprensibile, sia delle indicazioni concrete ed immediate che possano permettere, da subito, di migliorare il proprio rapporto con l’aereo.

 

Grazie a questo libro si avrà un supporto estremamente utile e concreto per superare questo tipo di paura.

Diamo un po' di numeri. In Italia oltre il 50% delle persone ha dei problemi legati alla paura di volare (dal semplice disagio al puro terrore), una quota simile a quella degli altri paesi industrializzati che registrano mediamente una percentuale vicina al 50%. Questo significa che oltre la metà di noi ha paura di usare uno dei principali sistemi di trasporto di massa, con una serie di problematiche che si ripercuotono, anche drammaticamente, sulle nostre vite private o professionali. Combattere la paura di volare è possibile, lo dimostrano i lusinghieri risultati del corso Voglia di Volare, che dal 1997 ha trattato migliaia di passeggeri, il 90% dei quali oggi vola regolarmente e più sereno.

In questo articolo abbiamo il piacere e l'onore di incontrare Luca Evangelisti, che ci concede in anteprima nazionale di presentare al pubblico questo attesissimo libro

 

          Luca come è nata l’idea di scrivere “Mai più paura di volare”?

Era da un po’ di tempo che mi ronzava in testa l’idea di raccogliere tutte le esperienze maturate in questi anni. Voglia di volare è nata 11 anni fa e la mole di dati e di ricerche che ha accumulato è impressionante. Più di 2500 paurosi del volo hanno compilato questionari, raccontato le loro esperienze nei più piccoli dettagli e la maggior parte di loro è riuscita a tornare a volare serena. Ad oggi, Voglia di volare, è il più significativo punto di riferimento per la fobia del volo in Italia. Non c’è nessuno che possa vantare un’ esperienza maggiormente profonda di noi in questo specifico problema. Ed era un peccato non raccogliere questa esperienza per stimolare un dibattito scientifico sul tema. Avevo già raccolto un po’ le idee e, come succede nei romanzi americani, l’estate dell’anno scorso è arrivata la telefonata di Daniela De Rosa di Kovalski-Feltrinelli che mi proponeva di tradurre in un libro il corso e tutte le strategie di cui disponevamo per combattere la fobia del volo. Inutile dire che la cosa mi ha parecchio entusiasmato. Quello che ne è uscito fuori è questo libro.

 

          Chi ha paura di volare?

E’ difficile rispondere a questa domanda. Lo è perché la paura di volare non si ferma di fronte a nulla ed a nessuno. Può colpire tutti, a qualsiasi età, qualsiasi latitudine, non fa distinzioni di ceto, professionali, o geografiche. I numeri sono elevatissimi: il 53,5% degli Italiani ha paura di volare. In altre nazioni le percentuali sono, più o meno, le stesse. Ed i numeri sono in continuo aumento. Non serve a granché il fatto che l’aereo, negli anni, sia diventato un mezzo di trasporto molto più diffuso. Così come i disturbi d’ansia sono sempre più frequenti, anche l’ansia da volo segue lo stesso trend. Attraverso Voglia di volare abbiamo “schedato” tutti i partecipanti ai nostri seminari ed in questo modo siamo riusciti ad disegnare un identikit del “pauroso del volo “ medio. Pur sapendo che le statistiche presentano anche qualche difetto, possiamo descrivere il “pauroso medio” come: donna, fascia tra i 30 ed i 40 anni, scolarità elevata.

 

          L'aereo è il vaso di Pandora? Nella paura di volare riponiamo tutta una serie di disagi e di ansie che conserviamo dentro di noi?

Non solo nella paura di volare. Tutte le fobie hanno come comune denominatore proprio il fatto di ricoprire il ruolo di vaso di Pandora per angosce ed ansie che fanno riferimento ad altri ambiti della vita. Spesso, soprattutto in momenti di transizione importanti (la nascita di un figlio, la fine delle scuole superiori, un lutto significativo, un avanzamento di carriera), gli equilibri che fino a quel momento avevano funzionato alla grande, improvvisamente non sono più validi. Gli eventi impongono la ricerca di nuovi equilibri che possano gestire le situazioni meglio dei precedenti. E trovare nuovi equilibri, lo sappiamo, genera parecchia angoscia. Non sappiamo se ce la faremo, non siamo certi che saremo all’altezza delle nuove sfide e, in linea di massima, lasciare il vecchio per il nuovo, per “lo sconosciuto” sviluppa sempre una certa dose di ansia. Tutte queste angosce volteggiano minacciose sulla nostra testa fino a trovare un gancio su cui appendersi. E l’aereo è proprio il gancio ideale perché contiene in sé alcune caratteristiche che, oggettivamente, possono dare fastidio: è chiuso, sospeso a diecimila metri di altezza, non si controlla nulla e richiede all’individuo di affidarsi completamente.. Da quel momento in poi, siamo più sereni per la nostra vita ma iniziamo ad aver paura dell’aereo. E la vita improvvisamente cambia…in peggio.

 

          Il primo capitolo del libro spiega con molta chiarezza il tema delle emozioni ed anche l’ansia che si prova in volo è un emozione. Ma le emozioni sono buone o cattive?

Le emozioni sono buone, al di là delle sensazioni gradevoli o spiacevoli che suscitano dentro di noi. Soprattutto le emozioni primarie (paura, disgusto, sorpresa, tristezza e rabbia) , non solo sono buone, ma risultano fondamentali al fine di garantirci il miglior adattamento possibile all’ambiente. E’ necessario uscire dalla schematizzazione un po’ primordiale che prevede la suddivisione tra emozioni buone (che sono quelle che ci fanno percepire un certo benessere, tipo l’orgoglio, il piacere, la gioia, eccetera) ed emozioni cattive (che, al contrario, ci costringono a vivere spiacevoli sensazioni come la rabbia, la tristezza, l’ansia, la paura): il pezzetto di informazioni che ogni emozione porta dentro di sé la rende determinante nel favorire il nostro adattamento alla vita di tutti i giorni. Ogni informazione ha dentro di sé, all’interno del suo meccanismo, dei “codici” che, come il DNA ci consentono di decifrare la natura intima del nostro carattere. E conoscere bene la pasta di cui siamo fatti è un requisito indispensabile per permetterci di vivere serenamente.

 

          Ma è possibile ammortizzare gli effetti negativi delle emozioni dalle quali veniamo colpiti, come la paura o l’ansia?

Certo, il pallino del discorso è proprio questo. Per molti di noi, le emozioni sono sciagure dalle quali è bene tenersi lontani. Ma più allontaniamo le emozioni, più ci convinciamo di poter star bene soltanto quando le acque sono completamente calme e non c’è neanche una piccola increspatura. In quel modo, prima o poi, finiamo per convincerci dentro di noi che siamo fragili, poco strutturati e che ogni più piccola sensazione può scuoterci come piante esposte alle tempeste più distruttive. Va sempre così. Si parte per volersi proteggere, ci si allontana dalle emozioni ma si finisce, inevitabilmente, per sentirsi peggio di prima e con una percezione di noi come inadeguati e non del tutto forti per poter vivere come gli altri individui. Invece dentro le nostre teste c’è tutto quello che serve per poter stare bene, affrontare le sfide che vogliamo e vivere con un senso di appagamento e di pienezza che ogni essere umano legittimamente persegue. Le emozioni, anche quelle negative, non vanno allontanate proprio perché, al contrario, disponiamo di moltissimi strumenti con cui gestirle. Non abbiamo la necessità di metterci sotto una campana di vetro. Possiamo viverle fino in fondo attutendo gli aspetti più negativi, e tesaurizzando gli insegnamenti che ogni esperienza emotiva porta con sé. E nell’ultimo capitolo del libro sono esposti alcuni dei numerosi metodi che permettono di tenere a bada l’ansia da volo e di attenuarla a livelli tranquillamente gestibili o sbarazzarsene definitivamente.

 

          La paura come percezione del pericolo, quasi uno spirito di sopravvivenza; un'eredità ancestrale che intatta giunge a noi attraverso i millenni di evoluzione: l'uomo è pronto a combattere, a resistere e si prepara fisicamente in maniera del tutto involontaria; chi è il nostro avversario nella paura volare? Qual'è la minaccia?

La paura è l’emozione più antica, sia dal punto di vista filogenetico (è presente in quasi tutti gli organismi viventi più evoluti) che da quello ontogenetico (se provochiamo un forte rumore vicino al pancione di una donna che aspetta un bimbo, potremo rilevare nel feto la secrezione di ormoni – adrenalina e noradrenalina – legati a questa specifica emozione). La paura è un’emozione fondamentale per la nostra esistenza; il meccanismo si attiva ogni volta che percepisce una situazione di minaccia. Non solo si attiva, ma predispone le condizioni psico-fisiologiche ideali per affrontare la minaccia: il cuore va più veloce per aumentare l’irrorazione sanguigna periferica, i polmoni pompano maggiore ossigeno verso i muscoli, la sudorazione provvede a diminuire la temperatura corporea per una prestazione eccellente. Come si vede, è un meccanismo biologico essenziale: senza la percezione del pericolo e senza l’aumento delle risorse psicofisiche ci saremmo estinti già da parecchi anni. L’aerofobia, tuttavia, non fa riferimento ai percorsi della paura ma a quelli dell’ansia. I termini ansia e fobia vengono utilizzati, nella vita quotidiana, come se fossero sinonimi. Indifferentemente utilizziamo ansia e fobia per indicare lo stesso stato di apprensione. In realtà, come spiego nel secondo capitolo, ansia e fobia sono emozioni abbastanza differenti. Possono essere considerate al massimo cugine, ma hanno una fisiologia di innesco del tutto diversa, delle motivazioni diverse e delle implicazioni diverse. Le cause, poi, che le scatenano sono del tutto differenti. Le differenze tra ansia e paura sono la chiave di volta per iniziare a ragionare sulla propria paura di volare.

 

          “Attenzione” e “azione” paura come frutto razionale di una percezione erronea? Su quali basi leggiamo la situazione?

Per tantissimi anni, la comunità scientifica ha considerato la percezione come un fenomeno assolutamente oggettivo ed al riparo da qualsiasi interferenza di carattere emotivo. Oggi i dati che abbiamo a disposizione ci hanno portato a vedere la realtà per quello che è effettivamente: la percezione oggettiva non esiste. E’ un autoinganno che coltiviamo dentro di noi per convincerci che la realtà è quella e solo quella che percepiscono i nostri sensi. Non a caso, un paragrafo del libro ha il nome di “percezione ribelle”. La nostra mente è bombardata ogni secondo da migliaia e migliaia di stimoli. Non siamo in grado di elaborarli contemporaneamente tutti ed allora, spesso senza esserne del tutto consapevoli, stiliamo una graduatoria degli stimoli che per noi sono importanti e che, proprio per questo motivo, devono essere codificati più rapidamente, di quelli di cui abbiamo meno bisogno e possono essere codificati in un secondo momento, e degli stimoli di cui possiamo fare tranquillamente a meno. La graduatoria degli stimoli per noi importanti viene stilata dal nostro carattere; se siamo ansiosi tenderemo a percepire prima, in ogni situazione che viviamo, caratteristiche di minaccia. Se siamo depressi vedremo sconfitte ovunque, se siamo ossessivi, l’unica cosa che vedremo intorno a noi sarà disordine. E l’oggettività della percezione va a farsi benedire. Ed allora ne consegue che, chi ha paura di prendere l’aereo, naturalmente ha un carattere di tipo ansioso; tenderà, cioè, a percepire in maniera più pervasiva e frequente, elementi di minaccia e pericolo ovunque. Quindi, sull’aereo, la riduzione dei motori significherà che essi hanno smesso di funzionare, la turbolenza equivarrà ad una ingestibile tempesta ed il viso serio degli assistenti di volo vorrà dire che l’aereo sta precipitando. Ho messo degli esempi a caso, ma pensiamo a quale tipo di implicazione possa avere per chi ha paura di volare, una percezione che si focalizza maggiormente sugli aspetti di minaccia e di pericolo.

 

          Nel libro si identifica una certa corresponsabilità del sistema dell'informazione/comunicazione nell'acuire le problematiche relative alla paura di volare; qual'è la strada da seguire? La cronaca su certi avvenimenti è una controindicazione per chi teme di volare?

 

Alla base di tutto c’è il nostro carattere ansioso, questo è bene ricordarlo sempre. Come è bene ricordare che, per un’analisi seria, profonda ed efficace della propria ansia da volo i riflettori della nostra indagine devono essere concentrati su di noi, sulla nostra mente e sul nostro carattere. Quello che succede all’esterno è molto meno importante. Continuerò a ripeterlo fino alla noia nel forum, e ovviamente l’ho fatto anche nel libro: la paura di volare è nella testa, non sull’aereo. E’ anche vero, tuttavia, che il mondo dell’informazione non aiuta certo chi viaggia in maniera poco serena. Ogni notizia viene drogata di emotività, di sensazionalismo, radicalizzata e stiracchiata da ogni parte. Il lettore non può rimanere del tutto immune da tutta questa emotività e rischia di cadere nella trappola di pensare che un volo andato a buon fine sia un evento del tutto eccezionale, cosa, evidentemente, del tutto lontana dalla realtà. Sarebbe auspicabile una maggiore obiettività da parte degli organi di stampa, e forse un maggiore approfondimento

 

          Qual'è il peso delle domande tecniche e delle conoscenze sui principi di funzionamento dell'aeroplano nella percezione del pericolo di un aerofobico?

Apparentemente il peso della conoscenza degli aspetti tecnici è molto elevato. Se si chiede ad un aerofobico di cosa ha paura la risposta più immediata sarà: “che l’aereo cada”. Se si va più a fondo si scoprono cose molto interessanti; per gli azzurri (la paura di volare è “gialla” o “azzurra”) l’aereo non cade più se vicino a loro è seduto un Comandante o qualcuno che possa dare loro informazioni tecniche, per i gialli l’aereo è sicuro nel viaggio di ritorno ma in quello di andata sicuramente c’è da qualche parte un pericolo in agguato. Le contraddizioni nel modo di costruire la paura di volare sono lì, davanti agli occhi e, una volta rilevate, esse forniscono informazioni determinanti anche sui percorsi più efficaci per superare il problema. Se è vero che la paura di volare è nella testa ( e sicuramente lo è…) è altrettanto vero che conoscere in maniera più realistica i principi di base di un aereo e la normale fisiologia del volo sicuramente rasserena. Proprio per questo, un intero capitolo del libro, contiene la raccolta delle domande che più frequentemente pone un ansioso del volo sull’aereo (circa 80 domande) e le risposte sono state scritte con l’ausilio del Comandante Colautti (responsabile in Alitalia del Dipartimento Human Factor) e del suo vice, il Comandante Cignoni. Dunque, il peso è elevato ma, alla base di tutto, deve esserci una giusta messa in discussione dei propri percorsi cognitivi ed emotivi; la conoscenza tecnica, se non è inserita all’interno di una cornice di approfondimento individuale, non serve a nulla. Anche le Assistenti di volo possono soffrire della paura di volare, eppure conoscono molto bene “l’ambiente aereo” e il normale svolgersi di un volo di linea.

 

          Dopo questo libro, i programmi per il futuro cosa prevedono?

La prima idea è quella di trasformare questo libro in un DVD interattivo che, sfruttando le potenzialità offerte dagli studi sull’intelligenza artificiale, possa permettere un approfondimento differente rispetto alle potenzialità percorribili da un libro. Su un DVD se si ha paura di una turbolenza di scia, basta ciccare sul nome e può partire un filmato in cui si vedono le turbolenza di scia e si tocca con mano il fatto che un aereo, in scia appunto, non subisca nessun tipo di conseguenza negativa. Posso far riprodurre l’interno di un aereo per fare in modo che chi soffre di claustrofobia possa conoscere in anticipo gli ambienti nei quali si troverà immerso. Insomma, posso percorrere potenzialità molto più sviluppate. Sto lavorando a questo progetto ed il materiale raccolto è a buon punto ma, scaramanticamente, voglio aspettare di verificare gli esiti di gradimento del libro. Poi ho in mente di scrivere un altro libro su un tema differente, ma di questo, magari, riparliamo in futuro.

 

Le parole di Luca, e i contenuti del suo libro sono una chiara testimonianza di come la paura di volare sia un ostacolo superabile: numerosi paurosi del volo sono oggi ex paurosi del volo e viaggiano in aereo con serenità.

Mai più paura di volare” è un chiaro punto di riferimento, un sostegno diretto, estremamente pratico ed utile per chi vuole superare la paura di volare, che nel contempo si rivela una lettura piacevole e particolarmente scorrevole, ricca di dettagli che sicuramente cattureranno l'interesse anche dei lettori meno paurosi. Nel ringraziare Luca, per la disponibilità e per l'impegno appassionato, ricordiamo a tutti voi che sul forum de IlVolo.it è possibile iniziare ad affrontare la paura di volare proprio grazie al preziosissimo apporto di Luca e dei nostri professionisti in campo aeronautico.

Paura di volare (comandante Colautti)

Paura di volare: i consigli del comandante Colautti

Un passeggero su due soffre, a vari livelli di intensita', della paura di volare. Questo fattore puo' caratterizzare negativamente la "user experience" degli utenti del trasporto aereo, ma la buona notizia e' che si puo' fare qualcosa per vincere o almeno tenere sotto controllo tale paura.
Nel seguito, ne parlo con Alberto Colautti (v. foto a sinistra), responsabile del Dipartimento Human Factors di Alitalia, compagnia per la quale e’ anche comandante di velivoli Airbus, istruttore ed esaminatore.  In una
precedente intervista al com. Colautti, avevamo parlato delle interfacce dei moderni aerei di linea e dello studio dei fattori umani che riguardano i piloti. Ora invece ci spostiamo dall’abitacolo alla cabina e focalizziamo l’attenzione sui fattori umani che riguardano i passeggeri.

Nella precedente intervista, ci hai raccontato degli aspetti psicologici che determinano il miglior comportamento del pilota a bordo. Nel tuo lavoro, approfondisci anche gli aspetti psicologici del passeggero?
"Certamente il passeggero, per una compagnia aerea, è un bene estremamente prezioso e per questo deve avere tutte quelle attenzioni volte a rendere questa esperienza (o necessità) piacevole o quanto meno tranquilla.
Da dove nascono l’aerofobia e le più leggere ansie del volo? La genesi di queste patologie, tra l’altro particolarmente diffuse, ha varie motivazioni. Consideriamo comunque che, a livelli diversi, ne sono interessate più del 50% delle persone. Il primo elemento quindi che posso fornire è che chi ne soffre non si deve sentire una mosca bianca.
Dobbiamo innanzitutto osservare che l’essere umano, malgrado il suo innato desiderio di esplorazione, solo da un secolo utilizza questo nuovo mezzo di trasporto che pertanto soffre di una minore familiarità rispetto a mezzi più tradizionali. L’evoluzione dell’uomo è inoltre avvenuta attraverso migliaia di anni senza la possibilità di volare. Il volo comporta quindi sensazioni nuove: non tutti i giorni le persone si trovano a 10000 metri di altezza o accelerate da 0 a 300 chilometri all’ora in pochi secondi. Queste nuove sensazioni per alcuni sono emozionanti e piacevoli, per altri diventano ansie o incubi profondi. Spesso questa differenza si innesca quando le sensazioni di disagio ricevute dal nostro corpo, assolutamente naturali in tutti, vengono associate ad un evento di pericolo. Per cui se si provano sensazioni non piacevoli, magari a causa di un po’ di turbolenza, si tende ad interpretarle come segnali di rischio. Mi domando perché non facciamo lo stesso ragionamento quando percorriamo una strada di montagna, con molti tornanti e soffriamo conseguentemente di mal d’auto. Spesso a questo esempio gli interessati rispondono: 'Ma la macchina la conduco io'; allora il problema non è più l’aeroplano, ma la nostra volontà di controllare tutto.
Purtroppo, per le sue caratteristiche, l’aeroplano si presta a scatenare ansie da mancanza di controllo: non ho la possibilità di pilotarlo, non ho la possibilità di scendere quando voglio io,  non ho la possibilità di aprire i finestrini, elemento quest’ultimo insignificante o comprensibile per molti, ma vitale per i soggetti claustrofobici. Lo stesso problema è presente nei moderni treni veloci e alcuni aliscafi.  Questi elementi inevitabilmente creano sensazioni di costrizione."

Spesso l’ansia nasce da interpretazioni errate di sensazioni od eventi non familiari, ma che sono totalmente normali. Potresti esemplificare sensazioni ed eventi tipici a bordo che possono indurre in tali errori il passeggero e che invece non devono preoccupare?
"Un esempio di rilievo riguarda il decollo, dove inizialmente il nostro corpo è soggetto ad un’accelerazione che ci schiaccia verso la poltrona. Qualche istante dopo, il distacco da terra termina questa fase e l’aeroplano sale con una velocità costante. Nel frattempo, il nostro sistema vestibolare ha memorizzato la fase di accelerazione per cui una salita senza accelerazione viene percepita come la sensazione che l’aeroplano non riesca a salire o addirittura che venga respinto verso terra. Nella realtà, l’aeromobile sta invece proseguendo normalmente nella sua traiettoria.
Anche i cosiddetti 'vuoti d’aria', nella realtà effetti dovuti alla turbolenza, provocano sensazioni spiacevoli, ma la struttura dell’aeroplano è costruita per sopportare sollecitazioni ben superiori a quelle immaginabili dal passeggero."

Puoi dare qualche ulteriore suggerimento ai lettori per rendere l'esperienza del volo piacevole (o quanto meno non generatrice d'ansia) ?
"Il primo comporta l’acquisizione di fiducia nel sistema aeronautico in generale, un atto di fiducia che non è basato sulla fatalità degli eventi, ma sulla  consapevolezza che è nell’interesse di tutti avere il livello di sicurezza più elevato possibile. Questo livello di sicurezza è garantito attraverso processi e verifiche continue, spesso nemmeno immaginabili in altri ambienti. La progettazione del velivolo che deve superare prove ben più impegnative di quelle cui verrà regolarmente sottoposto. Una ridondanza di sistemi e del personale che gestisce il mezzo. Una manutenzione continua sui componenti. Un addestramento ricorrente su tutte le persone coinvolte nel 'sistema aviazione', in particolare gli equipaggi di volo che trascorrono diverso del loro tempo in addestramento, formazione e verifica continua del mantenimento delle loro abilità professionali. 
Voglio spiegare in maggior dettaglio il concetto di ridondanza: nelle automobili, se si spegne il motore inevitabilmente ci dobbiamo fermare, un velivolo bimotore è in grado invece di volare tranquillamente anche a seguito di avarie ad un impianto di propulsione. Lo steso paragone può essere fatto sull’impianto elettrico, un problema all’alternatore dell'automobile ci costringerà dopo poco ad accostare, un moderno aeroplano civile ha più generatori elettrici e sistemi alternativi in grado di alimentare tutti gli apparati di bordo.
Immaginiamo ora di essere giunti a bordo.  Se l’ansia è consistente, suggerisco di comunicare il disagio agli assistenti di volo, che sono consapevoli di queste situazioni e addestrati per fornire un supporto adeguato. Un altro aiuto viene dalla coscienza che eventuali sensazioni particolari alle quali è sottoposto il nostro corpo, sono assolutamente normali e non premonitrici di sventure. Mi riferisco alle sensazioni che si possono ricevere durante alcune fasi di volo come la salita, la discesa o le virate. Durante queste manovre inevitabilmente il corpo umano è sottoposto ad accelerazioni e ad assetti che non sempre possono essere familiari. Conoscere delle tecniche di rilassamento, ad esempio training autogeno o rilassamento progressivo di Jacobson, ci può aiutare proprio in queste situazioni. Anche informarsi attraverso forum dedicati, come il forum sulla paura di volare di www.ilvolo.it moderato dal dott. Luca Evangelisti, psicoterapeuta e grande esperto in aerofobie (v. anche l'Intervista al dott. Evangelisti: PARTE 1 e PARTE 2), può aiutarci a sfatare fantasie o dubbi anche naif (ad esempio, tempo fa un passeggero ci chiese come potesse volare un aeroplano se non sbatteva le ali) che possono scatenare ansie. Piuttosto che rimanere con dubbi e conseguente malessere, al più tardi a bordo, se non comprendiamo alcune situazioni, rumori o vibrazioni particolari è possibile chiedere spiegazioni al personale di volo.
Infine, le principali compagnie, proprio perché consapevoli di questi fenomeni e attente alle necessità dei clienti, organizzano periodicamente dei seminari per superare queste forme di disagio. Questi seminari si avvalgono
anche della realtà virtuale, come quella impiegata nei moderni simulatori di volo, dove il partecipante può sperimentare in un ambiente protetto sensazioni rumori e vibrazioni esattamente simili a quelle di un volo reale."

Potresti descrivere qualche caso che ti ha colpito particolarmente di passeggeri che hai aiutato nel vincere la paura di volare e come ci sei riuscito?
"Curiosamente alcuni voli possono innescare più di altri patologie aerofobiche, tra questi ad esempio per gli adolescenti il primo viaggio di studio all’estero. Non che Parigi come Londra o Madrid posseggano caratteristiche topografiche tali da attivare fobie, ma è la particolarità dell’evento, il primo distacco dalla famiglia, il raggiungimento di un luogo poco familiare, tutti elementi che possono contribuire a generare questi fenomeni.
Naturalmente, in questi casi cerco di mantenere un costante livello di comunicazione con i passeggeri informandoli anticipatamente sugli eventi principali, fornendo maggiori informazioni riguardo eventuali procedure particolari come l’eventuale sghiacciamento delle superfici alari oppure attese a terra od in volo, o l’attraversamento di zone con possibile turbolenza.
L’obiettivo è di limitare il più possibile 'effetti sorpresa' che, per mancanza di conoscenza, potrebbero attivare ansie o timori, in particolare negli individui con una particolare tendenza al controllo.
Tempo fa, invece, durante le operazioni di imbarco notavo una persona che con molta gentilezza lasciava tranquillamente passare avanti tutti gli altri passeggeri fino a rimanere da sola di fronte alla porta. Vista la sua titubanza all’ingresso, mi sono avvicinato e con una scusa banale ho cercato di instaurare un dialogo che le distogliesse l’attenzione dal viaggio e dall‘oggetto fobico rappresentato in quel momento dall’aeroplano. Con molta discrezione, una volta a bordo, questo immaginario testimone è stato passato ad un assistente di volo che analogamente ha garantito quell’attenzione di cui la persona aveva bisogno. In pratica, è stato un misto di empatia, senso di tranquillità e professionalità dimostrato dall’equipaggio, oltre alla garanzia di sentirsi accudito che ha consentito a questo passeggero di volare con più tranquillità. Il senso di solitudine o abbandono non fa altro infatti che aumentare le nostre paure mentre proprio il volo, anche per il suo significato simbolico deve rappresentare la libertà…"

Damiano Zanocco: DVD dell'incontro a Cavalese e suoi corsi e lavori

                                                                                                                          

Presso la segreteria dell'associazione è disponibile al solo costo necessario a coprire le spese (1 €) il DVD della serata sulle nuvole e temporali che Damiano Zanocco ha tenuto a Cavalese alcuni mesi fa.

 
Sono riprese amatoriali, quindi la qualità audio e video non è eccelsa, ma credo sarà gradito a chi è interessato a tali argomenti, perchè sono trattati da un vero esperto, e al di là del fascino della materia, che può essere soggettivo, includono tra l'altro l'insegnamento su come leggere i segnali che il cielo ci da, per evitare le situazioni di pericolo in volo derivanti dalle situazioni metereologiche.
 

Damiano Zanocco, informazioni sulla sua attività



  • Sto terminando il DVD "Nuvole Sprint 2: meteorologia 1ª e 2ª parte". Dovrebbe essere disponibile a partire da fine marzo primi di aprile. Riassunto dei contenuti:

Prima parte:
- preludio alle nuvole
- classificazione delle nuvole
- il mare (di nuvole)
- stabilità e instabilità
- cieli pre-temporaleschi.
 
Per complessivi 60-65 minuti di video.
 
seconda parte (2011)
- temporali
- corrente a getto
- fronti
- stau e foehn
- ecc. ecc


  • Note sui nostri corsi (allegate):
      • descrizioni dei corsi
      • norme e regole
      • moduli di iscrizione

        Riporto qui sotto il contenuto degli allegati

        CORSI SIV:

il calendario dei nostri corsi SIV e alcune proposte di corsi cross

La termica perfetta - Ce la spiega un buon maestro...

La termica perfetta. La vecchia poiana spiega come si formano le termiche e che aspetto avrebbero se fosse possibile vederle. di Dave Thornburg Ho appena superato Phoenix e sono diretto verso ovest. Il cielo è terso e il sole splende alto mentre corro attraverso il deserto sulla mia Studebaker convertibile. Il tetto è aperto e il mio braccio sinistro giace abbandonato lungo la fiancata. Sono uno dei tanti sognatori americani che, prima o poi, sono andati a ovest, verso la terra promessa… ma, in fondo, penso, non ho una gran fretta di arrivarci. Superato il villaggio di Wickenburg, lo vedo: un piccolo puntino nero all’orizzonte che, mentre mi avvicino, si rivela essere un vecchio avvoltoio dalla testa rossa (io li chiamo”poiane”, ma non ho il coraggio di dirglielo in faccia) che sta chiedendo un passaggio.

Progetto meteo...completato

Alpe Cermis, suscita interesse!

Non credavamo fosse possibile, lo speravamo veramente tanto...

Un uomo, un intuizione, un idea,  un gesto, l'elemento concigliante con l'intuizione avuta ed ecco creato un mito, rimane soltanto da dire: 

MITICO RAOUL è fatta!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Per chi ancora non lo sapesse, per chi fosse interessato e anche per tutti quelli che se ne fregano,

con la presente vorremmo informarvi che da quest'anno anche l'Alpe Cermis è stato inserito fra i punti meteo della FIVL.

Chi può consultarla? Naturalmente tutti gli iscritti FIVL...

Come fare? Consultate il sito della fivl ed informatevi li!!!

www.fivl.it

Un ringraziamento particolare a Raoul, infatti è bastato una breve consulenza con i membri più rappresentativi del nostro team (inteso non in senso stretto), al resto ha pensato tutto lui, quindi vorremmo a nome del team ringraziarti per l'interesse e l'impegno in e di questa azione.
 

Progetto meteo

Si legge nel web...

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PROGETTO METEO

Oggi alle 18.30

Ciao a tutti, stiamo portando avantio un progetto meteo favoloso. In pratica potremmo essere in grado di fornire su tutto il territorio nazionale grafici che riportano, altezza della base cumulo (area per area di 4kmquadrati), altezza top cumulo, venti orografici, indice di turbolenza, indice di sollevamento aria, indice di copertyura, forza dlle termiche ecc.
 

...i matti siamo noi ??!?