È tardi, quasi sera, quando le suola dei miei scarponi, toccano di nuovo la neve ghiacciata, posata sul terreno solido che tanto piace a quei comuni mortali. Un saluto al fedele operatore tecnico dell’impianto, che ad ogni salita lo trovo li, al solito posto e come da routine mi dirigo verso il silenzioso decollo.
Il sole basso all’orizzonte, mi cede il poco calore dei suoi raggi solari, per l’ultima delle sue mezz’ore di questa giornata. Le termiche generose ormai svanite, lasciano spazio ad un dolce nord ovest costante, pulito, lineare, bello. In queste ore serali quando gli sciatori stanchi si dirigono verso valle, l’aria secca e bella fresca assicura ancora ottima visibilità.
Cessa, come da programma, il rumore delle seggiovie, che hanno servito il gentile pubblico per tutto il giorno. All’improvviso, …calma. Luogo ove fino a qualche minuto prima regnava affollamento, confusione, per dirla in maniera triste, il solito tram tram di un parco giochi dimensione montagna, finalmente, …calma.
Risaluto il macchinista che mi passa accanto con gli sci, ed eccola li l’immancabile, solita, inequivocabile pantera nera con il pulsante della luce blu e lo strido di sirena sempre a portata di mano, si avvicina… Anche con questa, gentil figura silente custode dell’ordine, come da programma ormai consolidato, due battute, quattro rassicurazioni sulla situazione meteorologica perfetta e poi il congedo. Ancora poche operazioni come da routine: vela, imbraco, casco, poi finalmente libero.
Mi preparo e mi giro fronte vela per effettuare un decollo alla francese. Pizzico le “A” e le bocchette lentamente prendono aria, il resto sono già i primi passi di danza, sposto il peso all’indietro, rallento un po’, freno la semiala di sinistra, mi giro carico la selletta, e se a qualcuno venisse in mente di dire che oggi si balla, allora io dico …“tango”.

Due passi che fa sempre fico e sospeso per aria mi allontano dal decollo. Lascio che la vela mi porti a destra dove sembra esserci più dinamica e lentamente l’aria mi porta su. I piloti locali definirebbero questa cosa come: “aaaah, bellissimo, una fantastica dinamica da nord ovest, l’abbiamo girata con un bellissimo +1...” bla bla bla, si si ma va! In realtà non so a quanto sto salendo e non mi interessa neanche saperlo. Silenzioso e rilassato lascio che tutto il mio peso scarichi sull’imbraco, plasmando il mio corpo per spalmarlo al meglio su ogni millimetro quadrato della selletta perché, proprio in questi momenti riesco a rilassare tutti i miei tessuti fibrosi comunemente chiamati muscoli. All’inizio viro piatto per perdere meno quota e sfruttare al meglio l’ascesa. Dopo alcuni minuti avendo guadagnato qualche centinaio di metri sul decollo, sento come la soddisfazione e le sensazioni aumentano notevolmente. Incantato dai colori glaciali mi guardo attorno e impressionato dal silenzio, colgo le meraviglie dei nostri paesaggi. Lo sapete voi e chi vola lo sa ancor meglio di me; non è vero, ma questi momenti… …sono… …meglio… …del… …sesso.
Affascinato dal momento e dalla quota che mi rassicura, lascio che durante le virate ora un leggero beccheggio culli il mio volo. L’unica cosa che manca, in questo straordinario momento di estasi, è il caldo; infatti il sole sta per salutarmi, e va a riscaldare altri luoghi dietro le lontane colline. Cosi decido di brandire rotta verso il centro valle, e mentre la vela soave vola, lascio i freni per riscaldarmi le mani. Più il tempo passa più la sensazione è quella di entrare in una condizione spazio-temporale relativa, perché mentre da quassù sono ancora illuminato dagli ultimi raggi solari, laggiù sembra quasi farsi buio e le prime luci nel paese si accendono.

Aspetto di essere sopra all’atterraggio, per dare vita alla sequenza di manovre che per gli ultimi istanti di questo volo stamperanno un sorriso sul mio volto infreddolito. Controllo la mia posizione al suolo e inizio, peso e comando a sinistra, aspetto, rilascio, peso neutro e giu, peso e comando destro, mmm… bello alto e so già che la prossima virata mi proietterà altissimo quasi sopra la vela. Via, altro spostamento di peso altro comando, queste cose a noi pilotini ci fa stringere le chiappette, perché il prossimo sarà veramente alto, un vero wing over. E allora peso e comando, giu e su, e mentre con un bel affondo di comando cerco di ributtare le bocce della vela verso terra, mi sento per un attimo sospeso, fermo per aria, a gravità 0. Non me ne sono mai capacitato, ma questi sono i momenti che veramente mi tolgono il fiato. Sono alto, sono veramente alto, sono sopra la vela, che faccio, ne faccio un’altro o esco..? tropo tardi perché, via giu in velocità anticipo destra comando peso, esco, ed eccomi in vite, giù per mezzo giro, rilascio peso neutro, passo sotto la vela e di nuovo peso comando destro e su in vite asimmetrica, rilascio mi centro, e poi via peso comando, rilascio mi centro, giu via peso comando, viti asimmetriche a gogò…
È divertente e mi sento meravigliosamente al sicuro; e mentre i giri si susseguono, mi lascio tempo per pensare e decido di uscire alla solita maniera con un “gran finale”: vite simmetrica tirata, a bassa quota (…naturalmente si fa per dire…)! E ancora …giù, su… ecco la sbandata dell’asimmetrica, questa volta non cedo ancora dentro, più deciso, più peso e comando, entrata violenta,… …uno… …due… ….tre giri, finalmente mi stabilizzo in un delicato -20m/s puntando diritto verso il terreno (circa 72km/h verso il basso). Già ormai possiamo dirlo, mi trovo in vite standard a velocità “1 base A” cioè: la solita.
Con le bocchette rivolte verso terra, giro attorno un ipotetico asse subendo notevoli forze centrifughe. Il disegno nell’aria è rappresentato, per il piacere di tutti gli spettatori, dai contorni di una perfetta vite verticale piantata dritta nel terreno. Uhh, il terreno…, accidenti si avvicina rapidamente, è ora di mollare. Mi viene voglia di tenerla ancora un attimo, la quota si fa sottile portandola al limite, ora non si può più sbagliare, gioco coi comandi, porto la vela in posizione verticale e ci giro attorno per smaltire l’energia accumulata. Soltanto dopo qualche giro attorno ad un’asse verticale, finalmente, esco. Contento, soddisfatto e con una quota sufficiente, lascio che il fedele mezzo mi scorti in atterraggio…
fly happy, fly safe, flyaway