La termica perfetta - Ce la spiega un buon maestro...

La termica perfetta. La vecchia poiana spiega come si formano le termiche e che aspetto avrebbero se fosse possibile vederle. di Dave Thornburg Ho appena superato Phoenix e sono diretto verso ovest. Il cielo è terso e il sole splende alto mentre corro attraverso il deserto sulla mia Studebaker convertibile. Il tetto è aperto e il mio braccio sinistro giace abbandonato lungo la fiancata. Sono uno dei tanti sognatori americani che, prima o poi, sono andati a ovest, verso la terra promessa… ma, in fondo, penso, non ho una gran fretta di arrivarci. Superato il villaggio di Wickenburg, lo vedo: un piccolo puntino nero all’orizzonte che, mentre mi avvicino, si rivela essere un vecchio avvoltoio dalla testa rossa (io li chiamo”poiane”, ma non ho il coraggio di dirglielo in faccia) che sta chiedendo un passaggio.

“Vado dritto fino a Los Angeles!” Non accenna neppure a muoversi. Si limita ad arruffare le penne del collo e mi fissa con un solo, enorme, occhio giallo. “Los Angeles”, gracchia. “Muore molta gente là?” “Praticamente tutti”, lo rassicuro. Salta su sbattendo lo sportello. Gli autostoppisti sbattono sempre lo sportello, ci avete fatto caso? Improvvisamente la macchina è invasa da un odore orribile, peggio della roba che cucinava la mia seconda moglie. Butto dentro le marce cercando di riguadagnare rapidamente velocità mentre giro un deflettore in modo che l’aria fresca mi soffi direttamente in faccia. “Abbiamo mangiato aglio?”, chiedo per rompere il ghiaccio. “Cavallo” mi risponde asciutto. Capisco subito che non ha voglia di parlare della sua dieta. Provo con un altro tipo di approccio. “Bella giornata per volare in termica, non ti pare?” La sua testa ruota lentamente verso di me e sento di nuovo addosso quell’occhio giallo. “Cosa ne sai tu del volo in termica?”, mi chiede. “Beh, praticamente tutto quello che c’è da sapere”, rispondo. E con noncuranza butto un dito dietro le spalle per indicare la grossa coppa che troneggia sul sedile posteriore, neanche fosse la Statua della Libertà. Dopo averla osservata attentamente, lo sento sbuffare con disprezzo: “Puah, quinto classificato!” Caspita, queste poiane hanno una bella vista, non c’è che dire! “Beh, sì… ecco…”, cerco di giustificarmi, “ho fatto il pieno ad ogni lancio… ho solo sbagliato un paio di atterraggi…” Spiega, spiega, spiega… sarà per questo che qualche aeromodellista vince sempre: è molto più facile che spiegare perché uno non ha vinto. “Quinto classificato”, ripete la vecchia poiana scuotendo la testa. “Hai un’idea di cosa riesci a rimediare quando arrivi quinto sulla carcassa di un cavallo?” “Senti”, faccio io, “é stata una gara molto combattuta. Abbiamo dovuto fare tutti i lanci col vento in coda perché è così che avevamo montato i verricelli la notte prima. L’aria era molto turbolenta… c’erano più buchi che in un gruviera. Forse non ti rendi conto di cosa possano essere le termiche nel deserto.” “Lo so perfettamente”, mugugna mostrandomi un’ala fratturata. “Credi forse che stia facendo l’autostop per divertimento?” Oddio, no! Non voglio stare a sentire la sua triste storia! Gli autostoppisti e quelli che viaggiano in pullman cantano sempre la stessa canzone: Di solito volo… questa è la prima volta… Tanto per cambiare discorso, lo aggredisco con una domanda. “Allora cos’è che fa sì che l’aria del deserto sia così violenta in confronto, ad esempio, all’aria che puoi trovare nel Connecticut?” Mi guarda con una plateale commiserazione, ma posso vedere che sotto sotto è compiaciuto: tutti amano montare in cattedra! “Vedi figliolo”, dice mentre si sistema dritto sul sedile, “le ascendenze sono praticamente identiche in tutto il mondo. Non importa dove tu stia volando, occorrono solo tre cose per mettere insieme una termica perfetta: sole ardente, vento leggero, aria secca. Il deserto ne ha in abbondanza di tutte e tre. Ecco perché è capace di generare certe ascendenze micidiali… Quella “risucchiacapelli” che mi ha fratturato l’ala aveva un diametro di quattrocento metri e viaggiava come il rapido di mezzanotte!” “Aspetta un minuto”, faccio io. “Il sole non è sempre necessario. Ho trovato condizioni ottime anche in giornate in cui il cielo era completamente coperto. E poi in Louisiana, tanto per fare un’esempio, c’è sempre molta umidità, eppure credo facciano gare anche lì!” “Oh, ci puoi scommettere!” risponde la vecchia poiana. “Le termiche si formano con qualunque condizione atmosferica: estate o inverno, secco o umido, vento o no. Non vedrai mai uno di noi avvoltoi camminare solo perché il cielo è coperto. Ma io sto parlando della termica perfetta, quell’enorme, pigra ascendenza che ti prende tra le sue braccia a pochi metri da terra, morbida e soffice come la pelliccia di un coniglio e così placida che potresti stare dentro ad occhi chiusi. La termica che ti porta a spasso per i pascoli in lente spirali e ti deposita dolcemente sopra un’enorme, meravigliosa carcassa di vacca, frollata al punto giusto…” “Che schifo! Lasciamo da parte la vacca e supponiamo invece che uno voglia volare nella fresca aria grigio azzurra alla base di un cumulo…” “E perché mai un’uccello dovrebbe comportarsi così?” “Va beh, lasciamo perdere. Quello che ancora non mi è chiaro però, è come facciano a formarsi le termiche senza il sole che scalda l’aria.”. “Il sole non scalda l’aria, stupido! Perlomeno non direttamente. Il sole scalda la terra, e la terra, a sua volta, riscalda l’aria. Le particelle d’aria raccolgono il calore attraverso il contatto diretto con una superficie calda: un prato secco, una strada asfaltata, il tetto di una casa. Ogni superficie più calda di ciò che la circonda cede calore all’aria che la sovrasta e genera una corrente ascendente. Questo è il motivo che mi spinge sempre a cercare i campi marroni e secchi in mezzo ai prati verdi. Ricordatelo: le termiche non si formano a causa della temperatura elevata, ma per differenza di temperatura. Puoi essere circondato dalla neve, ma se riesci a trovare un tetto caldo sei in termica.” “Beh, allora non mi spiego come si possano formare le termiche nel deserto. E’ tutto rovente, lì!” “E’ vero, ma nonostante tutto, alcune cose sono più calde di altre. I fianchi delle colline che si trovano a perpendicolo sotto i raggi del sole, ad esempio. O quelle piccole depressioni protette dal vento.” “Prima hai detto che la calma di vento è uno degli ingredienti necessari per fare una termica perfetta. Ma che differenza fa?” “Perbacco, la più grossa differenza del mondo! Supponiamo di avere una termica enorme che si innalza come un fantasma sopra un campo di granoturco secco. Se non c’è vento, quella se ne rimane lì e diventa sempre più alta e più grande; un po’ come una bolla di sapone soffiata da un bambino. Ma, se il vento comincia a soffiare, come la termica sale nel gradiente la sua parte superiore viene trascinata via.” “Il gradiente?” “Non sai cos’è il gradiente del vento? Non hai mai osservato una colonna di fumo mentre si innalza? Vicino alla terra sale praticamente verticale ma, via via che sale, comincia a inclinarsi sottovento. Questo perché, man mano che ci si allontana dalla terra, la velocità del vento tende ad aumentare. Se soffia a quindici chilometri l’ora a tre metri da terra, a un metro e mezzo sarà già un po’ più moderato. All’altezza delle tue ginocchia sarà di sette-otto chilometri l’ora e giù,alle caviglie, comincia ad avvicinarsi a zero. Davvero non ci hai mai fatto caso? E’ per questo che voi tacchini di solito sbagliate gli atterraggi; non tenete conto del gradiente e arrivate lunghi!” Scuoto la testa sconsolato. “Di solito io arrivo corto.” Confesso. “Dio, se sei stupido!” “Tornando alla termica nel campo di granturco”, chiedo tanto per cambiare discorso, “cosa accade quando la cima viene trascinata via? Si sgonfia e muore?” “No se la sorgente è forte abbastanza. In questo caso la termica sviluppa un’altra testa che si innalza nel vento, viene trascinata via e tutto ricomincia daccapo”. “Caspita! Quella che hai appena descritto è una termica pulsante, no? Una termica pulsante continua a lanciare ascendenze come fossero palloncini, una dietro l’altra! A volte è possibile cronometrare gli impulsi in modo da trovarsi lì appena ne parte una e cavalcarla verso il pieno mentre tutti gli altri, in discendenza, stanno cascando giù dal cielo!” “Esatto, risponde la vecchia poiana, ma di solito tu arrivi là tra un impulso e l’altro e vieni giù come un sasso! No guarda: molto meglio una bella giornata di calma piatta, quando le termiche hanno il tempo di crescere grandi e grosse prima di cominciare a salire.” “Si, penso anch’io che sia meglio la calma, soprattutto se uno va alla ricerca della termica perfetta … Dunque, vediamo … sole ardente, vento leggero e… qual è il terzo ingrediente?” “L’aria secca. In genere, quanto minore è l’umidità, tanto più forti sono le ascendenze”. “Perché?” “L’aria secca è un isolante. L’aria umida assorbe energia dalla termica e questa non riesce a crescere grande e forte. Ho appena passato un mesetto con alcuni avvoltoi neri miei parenti, giù vicino a Picayune, sul Mississippi. Credimi, è veramente dura volare in termica da quelle parti, quando il vento soffia dal Golfo! Se non riesci a trovare un filare di alberi in grado di generare un po’ di dinamica è meglio che te ne stia a casa a pulire i tuoi denti!” Mi giro per guardarlo. “Denti? Non sapevo che le poia … pardon, gli avvoltoi avessero i denti!” “Certo che li abbiamo! Io ho denti di coyote, denti di vacca … anche un paio di denti di alligatore, e dovresti vedere la mia collezione di denti di serpente a sonagli!” “No grazie. Senti: una volte ho partecipato ad una gara importante a Pensacola e le condizioni sono state ottime per sei giorni di fila. Come fai a dire che volare lungo la costa del Golfo del Messico sia così spiacevole?” “Che tipo di vento c’era?” “Leggero e variabile, quasi sempre da nord ovest.” “Eccoci: aria secca dall’interno, fa lui. Per sei giorni di fila … una bella fortuna, figliolo!” Continuiamo a viaggiare in silenzio per un po’, io e la vecchia poiana, con il vento caldo dell’Arizona che ci accarezza la faccia mentre il sole splende alle nostre spalle. Ogni tanto un mulinello salta su all’improvviso dal ciglio della strada, ci getta una manciata di polvere negli occhi e continua la sua danza verso il deserto. Giù nella vallata, una termica pulsante comincia a lanciare piccole bolle con la regolarità di un metronomo. Do un’occhiata alla poiana che se ne sta seduta in silenzio. Continua ad avere l’aria affamata. Certe persone vivono per volare, altre vivono per mangiare e altre ancora volano per mangiare: gli avvoltoi e i piloti di linea. Questo qui mi ha di nuovo buttato addosso il suo occhio giallo e sembra che mi stia prendendo le misure per il pranzo. “Settanta chili?” domanda. “Sessantasei, senza vestiti. Quasi tutta pelle e ossa. E non ti fare ingannare dalla barba. Me la tingo di grigio per farmi fare lo sconto pensionati al cinema; ho solo 47 anni e sono in perfetta salute!” L’occhio giallo rimane immobile. “Senti”, dico con fare nervoso, “ti volevo chiedere: che aspetto ha realmente una termica? Voglio dire: se fosse possibile vederne una, che forma avrebbe? Alcuni dicono che sono come bolle, altri come un tornado invisibile. Tu che sei un esperto di queste cose …” Ha funzionato: la vecchia poiana sembra essersi improvvisamente dimenticata del suo stomaco e si tira su a sedere. “Orbene, pensiamo un attimo alla termica”, dice. “supponiamo che sia proprio una bolla d’aria calda che si libera e comincia ad innalzarsi come un palloncino. Per salire con lei, tutto quello che devi fare è entrarci in mezzo e spiralare stretto lasciando che ti porti su, fra le nuvole, giusto?” “Giusto”, faccio io. “SBAGLIATO!”, gracchia trionfalmente la vecchia poiana. “Cosa potrebbe tenerti su, dentro al palloncino? Faresti due o tre giri e usciresti dal fondo, proprio come se stessi spiralando dentro ad un ascensore in salita. Se l’aria nella termica non fosse in movimento, per quel che serve potresti pure spiralare dentro ad una caverna!” “Non ci avevo mai pensato!” “La gente non riflette mai molto sulle termiche”, sbuffa, “altrimenti non chiederebbe come sono fatte. Le termiche possono avere centinaia di forme, Mentre si stanno formando hanno un aspetto diverso rispetto a quando sono pronte a staccarsi da terra. E possono cambiare ancora forma mentre salgono.” “Si, ma stiamo parlando della termica perfetta”, faccio io. “Quella che nasce in una mattinata calda e calma, in condizioni ideali insomma. Che aspetto ha?” “Beh”, fa la poiana, “all’inizio è solo una piccola bolla di aria calda che cerca nervosamente di sfondare la coperta di aria fredda sopra di sé. L’aria più calda comincia a gravitare al centro della bolla salendo come una colonna, colpisce l’aria fredda, perde un po’ di energia in quest’azione e ricade di fianco. A questo punto la termica comincia a somigliare ad un salice piangente. Poi, mentre guadagna energia, supera questa fase e si trasforma in una “ciambella”, un toroide, con l’aria discendente verso l’esterno che gira verso il centro tornando su e poi di nuovo giù, proprio come una ciambella gigante che fluttua lentamente nel cielo.” “Aspetta”, faccio io. “Fino a che non si è completamente staccata da terra, continua ad esserci un flusso d’aria calda che sale dal centro. Quindi non sarebbe giusto dire che assomiglia più ad un fungo che ad una ciambella?” ”Io non sopporto i vegetali!,” gracchia rabbiosamente la poiana. “Scusa.” Proprio in quel momento un mulinello scuote la macchina e ci copre di polvere dalla testa ai piedi. “Come si spiegano questi mulinelli?” Domando. “Qualcuno li chiama termiche, ma a me sembrano più dei veri e propri tornado in miniatura.” “Sono colonne di alimentazione”, risponde la poiana. “Gambi di funghi, per voi vegetariani. Forniscono aria calda ad una grossa termica che gravita sopra di loro.” “Cavoli!” Faccio io, mentre cerco di ripulirmi la barba dalla sabbia. “Questo qui era un killer! Scommetto che avrebbe potuto portare su il mio F3B come un missile.” “Killer? Hai detto missile?” Negli occhi della vecchia poiana è ricomparso lo sguardo affamato che ormai conosco bene. “Senti … e se tirassimo fuori quel tuo F3B e tu cercassi di colpire una bella vacca proprio in mezzo agli occhi …” In quel momento mi accorgo che stiamo entrando in California e che, fortunatamente, entrambi i lati dell’autostrada sono costellati di ristoranti. Scalo rapidamente le marce e mi fermo proprio davanti l’ingresso del più vicino. “Accidenti, siamo fortunati” dico , “E’ un Denny’s!” Dopo aver dato un’occhiata alla costruzione, tutta plastica e cromature pacchiane, la vecchia poiana si gira di scatto verso il deserto: “Dio mio!”, esclama allontanandosi a testa bassa, “Devi aver proprio deciso di farmi vomitare!”…