Lo chiamavano "Aquila della notte"

Gentili lettori siamo lieti che sia stato accolto l’invito di scriverci, l’autore di questo racconto al momento dell’invio del testo si è firmato, tuttavia ci ha chiesto di non rendere note le sue generalità, noi in quanto team questo lo rispettiamo e auguriamo a tutti voi buona lettura.

“Son chi al 3valli, e di cose se ne contan, ecco a voi cari amici del volavisio na bela storia sentuda settemana passada…”

(Note del Webmaster: da qui in poi il racconto è stata italianizzato per rendere comprensibile il testo anche per chi non capisse il dialetto locale, la parte finale è stata lasciata inalterata. Il racconto è stato oggettivizzato, per ottener maggior fluidità nella lettura e rendere evidente gli insegnamenti di questa storia)

 

“…correva l’anno 1995, quando sopra Cavalese in quel tardi mercoledì sera del mese di gennaio, all’alba del tramonto, a quota 4600metri un pilota leggiadro planava verso destinazione ormai sicura. All’improvviso una forte termica staccatasi a circa 4599metri, prese di mira la semiala sinistra del nostro impavido eroe. L’inaspettata e insensata condizione aerologia coglie di sprovvista l’orami rilassato pilota. Una forte chiusura e la conseguente violentissima reazione della vela (prototipo da competizione individuale fatto su misura), fa si che essa inizia la sua inevitabile sequenza acrobatica. Partendo da una chiusura assimetrica destra seguito da uno scarico di sinistra una pendolata, di conseguenza un frontalone, un mec twist, un jimbo down ed in fine un flic flac, fanno si che la vela si renda irrecuperabile. Con estrema lucidità e con una velocità disumana “il protagonista” estrae il suo coltello, ma poi, …l’imprevisto…, per necessità di avere le mani libere, azzanna temporaneamente il trinciante con i denti, posiziona entrambe le mani sulle bretelle, ed effettua questa manovra (graauuhaaaa!!! È una cosa difficilissima da descrivere a parole…tuttavia) ormai con la vela accartocciata ma in configurazione stabile, decide per la soluzione estrema, riprende dalle fauci la lama affilata e zak..!!! tagliate le bretelle e via...
Ormai in caduta libera, in pozione “1 base A” (da paracadutista), aspetta giustamente qualche migliaio di metri (probabilmente per smaltire la quota) prima di tirare l’emergenza. Eccoci è il momento decisivo, fuori il paracadute d’emergenza, scranch, che sfortuna, una gigantesca cravatta impedisce l’apertura corretta del paracadute. Tranquilli, dove c’è tex e un coltello, c’è sempre una soluzione, zak, via, e di nuovo giù in caduta libera. Ormai stava cercando una soluzione definitiva a questa situazione disperata, e poi...,     ....eccola...,    ....bellissima...,    ...elegante..., ...in picchiata,   ........l’aquila reale......   , che in pochi secondi raggiunge il lento paracadutista, con i suoi artigli afferra il pilota per le spalle e dolcemente come se nulla di strano fosse accaduto lo deposita a terra...”
“...da quel momento mi me ciamo “acquila della notte”. A noi che eravan li ad ascoltar la sotria di "aquila della notte" nol ne pareva vera, perche l’era na storia massa fora, pero mi ghe credo sas perché? Perche quel li l’aveva ancora le cicatrici dei artigli sule spale, pensa un po le voleva farnele veder…”

                                                   Racconto firmato

Il webmaster e il tema Volavisio ringrazia per questa incredibile racconto vissuto probabilmente da uno dei nostri nonni-esperti saggi del volo.
Una nostra riflessione su ciò che probabilmente ognuno di noi può trarre come insegnamento da questo racconto, come avrete capito volare in parapendio è sicuro, ma avvolte, in certe situazioni particolari non lo è ed avere con se un coltello probabilmente di tipo “rambo” può per la maggior parte dei casi risolvere qualsiasi problema che si incontrerà per aria.
Vorremmo salutarVi invitando naturalmente a scriverci le vostre storie, saremo felici di pubblicarle.

                                                   Un saluto il team volAviso