[sensazioni - 49° volo alto]

Ieri, domenica 17 marzo 2002, finalmente un Volo; non una planata, non un semplice galleggiare in dinamica, ma un Volo. Ebbene, decollo dal Col dei Rossi a metri 2380 circa. Di fronte il Colac, ad un tiro di schioppo il Gran Vernel e la Marmolada; sullo sfondo cima Uomo, Ombrette varie, tutte innevate. Cielo azzurro, appena velato da qualche cirro in dissolvimento. Aria calda, gli sciatori, pochi, si adagiano piano sulla pista di neve ormai umida. Alle mie spalle per terra, sull'erba autunnale che fa capolino fra le chiazze di neve, resta la mia vela, distesa, azzurra e bianca. Ho controllato il fascio dei cordini; tutto a posto. Aggancio le bretelle alla selletta; con gesti oramai consueti, ma minuziosi; ricontrollo i cordini delle maniglie "A" mentre afferro i comandi pronto per il gonfiaggio. Attendo il momento di calma tra una termica e la successiva.

Ore 12.30 circa, quando guardo l'ultima volta l'orologio. L'ultima, prima del decollo; le termiche si fanno sentire fin dai primi passi; primi ed ultimi. Ne bastano quattro o cinque e poi sblam, come quando da bimbo t'alzavano di scatto per aria. Pochi, ne bastano pochi e sono fuori; fuori e su. Via, si vola via con una bella virata a destra, dopo un deciso controllo per incassare al meglio il primo colpo di termica. Veleggio sopra la piccola valle che ad imbuto termina a lato della funivia. Le termiche sembrano non esser cattive; ma devo stare attento; la vela continua a beccheggiare. Giro, giro e vaiii; ci si alza. Non ho ancora un altimetro per cui le variazioni di quota le avverto solo dagli scossoni che ti prendono lo stomaco. Però intanto mi alzo; 50, 100 metri sopra il decollo. Vedo ancora distinte le persone con il naso all'insù, mentre Fulvio, l'istruttore, controlla la sua nuova vela, appena scartata dall'originale imballo.
Dopo qualche minuto di giretti, mi lascio portare dalle termiche che mi scarrocciano un po' verso nord-est. Sono sopra il rifugio Belvedere. Sopra: di sicuro 400 metri sopra. La Marmolada è lì davanti ai miei occhi, a pochi passi. Gironzolo. Le termiche si fanno sentire di tanto in tanto con qualche improvviso strattone alle bretelle. Le mani sui comandi, ben strette, per tener sempre in pressione la vela. Guardo il panorama; il cielo azzurro, il sole, alto; a tratti la vela disegna su di me la sua ombra. La vetta del Colac ora è sotto la mia quota. Il Sass Pordoi non sembra più così imponente; me lo trovo davanti. Blam; veloce chiusura della semiala destra; nemmeno il tempo di prendere timore che si è riaperta. Adesso vedo Fulvio, che vola sotto di me; è appena decollato con la nuova vela; blu e gialla, un oasis/nomad (?) (classe 2/3?). Vola che sembra un'aquila; padronanza totale del cielo. Gli bastano poche virate in termica per guadagnare la mia quota. Cerco di seguirlo; via verso il Sass Pordoi, passando sopra il Sass da Bec ed il passo. La stazione a monte della funivia mi sembra così piccola davanti a me, abbarbicata sopra la roccia.
Fulvio è troppo veloce; vola via a ridosso delle pareti. Troppo vicino per i miei gusti. Eppure non dovrebbe essere difficile. Ci provo; riesco ad alzarmi. Poco. Viratona a sinistra per inseguirlo. Niente da fare; lui è alto e veloce (un campione con un vela nuova, performante, ed anni di volo alle spalle!) verso il Passo Sella. Pazienza; sarà per la prossima. Meglio tornare a casa; i guanti da fondo non mi riparano il freddo pungente alle dita. Sob; avessi indossato guanti più seri!! Afferro i comandi con la destra, quella che pizzica meno. Qualche secondo di ginnastica a braccio abbassato con la mano sinistra sembra proprio quel che ci vuole.
Direzione Canazei; volo sopra le piste punteggiate di sciatori; vento contro; procedo piano e mi abbasso. Ops; riuscirò oppure dovrò fare la figuraccia di atterrare sopra qualche snowboarder? Ci riesco; passo sopra l'albergo e via, vicino al bosco, compagno di avventure di quest'autunno. Una leggera brezza mi consente di galleggiare con facilità a 1900 metri; forse per dieci minuti. Abbastanza per godermi lo spettacolo. Un'aquila plana nell'aria sotto di me. Plana, si fa per dire. Gira in tondo e si alza come un fulmine. Che ci sia la termica? Certo! Ma solo per lei. I polli come me non sono all'altezza.
Giro un po'; le dita incomincio a risentirle, senza dolori. Penso che basti per oggi. Via, verso l'atterraggio. Scendo un po', quel tanto per prendere confidenza..... con una viratina a destra, ideale per innescare in sicurezza una vite.... piano piano ... ecco, innescata. Sgrunt, come sempre mi da un botto dentro, allo stomaco! ... Riuscirò ad abituarmi un giorno? Mah. Vitone da film..... l'aria è forte, il corpo scalzato in alto, le cime degli abeti sono lì, non sotto di me, ma alla mia sinistra. Dopo qualche giro decido che basta; non la reggo. Alzo il comando e niente: Arghhh, come sempre, ogni volta così. Mumble, un giorno imparerò! Brutta uscita; scampanato avanti come un bimbo sulle altalene.
Beh, è ora di vedere se riesco ad atterrare senza danni; l'aria sotto sembra provenire da ovest; bene. Qualche virata ad otto sul alto est del campo. Il vento non è buono; mi sbatacchia di qua e la senza rispetto, ma in confronto al vitone ed alle termiche, sembra una passeggiata. Non molto, direi; gli ultimi metri sembrano più difficili. Arrivo ad altezza dei cavi elettrici e sbom, una bolla mi alza in verticale e mi lascia lì, fermo. Niente di buono; la vela non corre; guardo giù e penso a quante gambe mi romperò ... scendo in leggera picchiata, cerco di tirare i comandi, ma non posso troppo, devo lasciarla correre; giù, sblam ... acci che colpo!... Atterrato come un salame, sull'erba e frenata con le mani. Guanti nuovi, ora "interrati". Nulla di traumatico; capita. Anzi, è bene così. Mai abituarsi ad atterraggi dolci.
Guardo l'orologio; sono le 14 circa. Novanta minuti di volo; da 2380 metri a 2950 (sicuri) ed atterraggio a 1450 circa. Un bel volo. Il mio primo Volo. Le planate di quest'autunno sembrano tranquille passeggiate sulla riviera adriatica. Volare in termica è ... volare.
Alla prossima.
ciao
Carlo